Fotografare la Nebbia: immagini quasi occasionali, con la Fuji XE 1

Dalle mie parti, nel Parco del Ticino tra Lombardia e Piemonte, è spesso presente la nebbia, soprattutto nel periodo tra novembre e febbraio. In questi mesi non è raro trovare atmosfere ovattate, bianche e attimi di silenzio, non solo nei boschi, o sulle rive del fiume, ma anche nelle zone agricole e, a volte, anche al limitare di città e paesi. Capita spesso che una banale rotonda stradale, oppure uno svincolo esteticamente poco piacevole, divengano, quasi per magia, luoghi suggestivi e particolarmente fotogenici. Ho dedicato ai paesaggi nella nebbia molte sessioni fotografiche, studiate e programmate, con svariati chili di attrezzatura, tra ottiche, treppiedi e accessori. Sono parecchi, però, i momenti in cui non posso certo muovermi con le mie pesanti e ingombranti Nikon D800 e D810, con relativi obiettivi. Per esempio quando viaggio per qualche
appuntamento in redazione o presso editori vari, o per lezione teoriche di fotografia, o ordinarie commissioni, spesso, mi porto dietro solo la Fuji, riponendola in un piccolo zaino, insieme al computer, l’agenda e il resto. Vi ho già raccontato, in un paio di articoli (Ma fotografia e montagna vanno d’accordo ? In cima con la Fuji XE 1. Quale fotocamera in montagna e in natura: Reflex o Mirrorless ? ), i motivi per cui apprezzo molto la mia piccola Fuji XE 1 e le situazioni in cui la preferisco alle mie Nikon; posso aggiungere, però, anche altre motivazioni, soprattutto la possibilità di portarla sempre con me, anche quando non mi muovo espressamente per fotografare. Molte delle foto pubblicate in questo articolo sono state scattate in momenti casuali e non in apposite sessioni fotografiche. I “momenti casuali” sono proprio l’antitesi del lavoro del fotografo professionista che, generalmente, organizza in maniera minuziosa il proprio lavoro, soprattutto, la fase di scatto. Sono molti, però, gli attimi e le situazioni fotografiche che andrebbero perdute, come questi “attimi di nebbia”, scattati in situazioni estemporanee, proprio grazie alla Fuji che se ne sta tranquilla nello zaino ad aspettare il suo momento, proprio come un calciatore che parte dalla panchina e “si fa trovare sempre pronto”, come si dice in gergo sportivo. Ovvio, a mio avviso, parliamo di una “panchina di lusso”, poiché la XE1, anche se non recentissima, origina file di grande qualità.

Tecnica generale per fotografare la nebbia

Tutte le foto di questo articolo sono state scattate solo con la Fuji XE 1 e con il solo 18 -55 f 2,8 / 4. Riassumo, però, nozioni di tecnica generale, per scattare immagini nebbiose.

Basse temperature e umidità
Se scattiamo al freddo, prestiamo attenzione alle basse temperature (pile di scorta e batterie da tenere al caldo). Da tener presente che l’umidità è notevole e ancora più dannosa che in altri periodi.
Altra precauzione importante è proteggere l’attrezzatura dall’effetto pioggia; con la nebbia non piove, questo è poco ma sicuro, ma muovendosi nel bosco, o sotto gli alberi, è frequente la presenza di una fastidiosa pioggerellina, dovuta alla condensa o ad un leggero aumento della temperatura che scioglie l’eventuale galaverna. Avendo una reflex tropicalizzata, ovvero protetta da umidità e infiltrazioni di sabbia e polvere, il tutto diviene più semplice. Da tener presente, però, che il prezioso sensore rimane comunque esposto durante il cambio dell’ottica; lo stesso problema si riscontra per le lenti degli obiettivi che andrebbero protette con l’utilizzo di filtri, tipo uv o sky. E’ sempre opportuno utilizzare filtri di buona qualità, in quanto apporre ulteriore vetro davanti all’obiettivo significa comunque alterarne leggermente lo schema ottico: sempre meglio che trovarsi le lenti bagnate e, conseguentemente, lo strato antiriflesso rovinato!

Orari, luce, colore o bianconero

In genere la nebbia è presente nelle prime ore del mattino e verso sera, dopo il calar del sole. In alcuni casi, però, persiste per tutto il giorno. Al sorgere del sole, si possono vivere momenti indimenticabili, con un paesaggio che, magicamente, si tinge di arancio o addirittura di rosso vermiglio, a seconda dell’intensità della nebbia. Se, nel sottobosco, il sole riesce a filtrare dalla
massa bianca e morbida si possono ottenere spettacolari controluce con i raggi del sole ben evidenti che si intersecano tra i rami. In situazioni di luce, o meglio di “non luce”, preferibilmente nelle ore centrali della giornata e con visibilità piuttosto scarsa, si possono scattare interessanti immagini monocromatiche, quasi in bianco e nero. Proprio il bianco e nero è un’alternativa interessante, da ottenere in post produzione, o meglio, direttamente in ripresa. Settare la reflex per il bianco e nero, infatti, aiuta a pensare già in durante lo scatto in scala di grigio, evidenziando linee e forme.

Ottiche, tempi e diaframmi

Come per la generica fotografia di paesaggio, si utilizzano un po’ tutte le ottiche, a seconda delle proprie necessità espressive e di quello che si intende comunicare. Da tener presente che con nebbia molto intensa i grandangolari sono la scelta migliore, a volte l’unica possibile, altrimenti, soprattutto con i tele si avrebbero immagini troppo indefinite e soffuse, talmente prive di contrasto
da non essere stampabili in nessun modo. I grandangoli sono interessanti per molti spunti fotografici, ma soprattutto avendo un primo piano, come per esempio foglie, arbusti o vari tipi di vegetazione. La scelta del diaframma è utile per scegliere se avere a fuoco perfettamente il primo piano e lo sfondo, diaframmando molto (f11, f16, addirittura f22), oppure decidere per un risultato
diverso, magari accentuando l’effetto nebbia, aprendo di più il diaframma (f4, f5,6). La scelta del diaframma risulta forse di importanza ancora maggiore, utilizzando i teleobiettivi. In questo caso, vi assicuro, utilizzare un diaframma molto aperto o molto chiuso cambia radicalmente il risultato finale, consentendo di variare notevolmente “l’effetto nebbia”. Con un diaframma chiuso (tipo f11,f16), si otterranno soggetti più definiti che meglio si stagliano dallo sfondo bianco; l’esatto contrario si otterrebbe utilizzando diaframmi più aperti (f 2,8, f4), tenendo presente che il risultato finale dipende anche dallo spessore della nebbia. Con un po’ di esperienza si imparerà a controllare anche questa variabile. Da non dimenticare che la caratteristica della compressione dei piani dei teleobiettivi consente molti spunti interessanti, soprattutto quando si fotografano soggetti a distanze
diverse tra di loro, come per esempio un filare di alberi che risulteranno molto più vicini, l’un l’altro, rispetto a quanto non lo siano nella realtà. In questo caso, tra l’altro, si ottengono immagini più soffuse, visto che anche i vari strati di nebbia risulterebbero compressi e schiacciati; questo è un ottimo escamotage quando la nebbia non è molto fitta e si vuole accentuarne l’effetto. Anche gli obiettivi macro possono essere indicati per riprese di particolari, tipo foglie e simili. In questi casi si tende, in genere, a diaframmare, per avere a fuoco gocce e piccoli soggetti o comunque per aumentare la profondità di campo. Questo comporta l’uso del treppiede. Anche se con i moderni obiettivi stabilizzati, a volte, si può evitare il mosso, consiglio comunque di utilizzare un buon cavalletto, con qualsiasi ottica, che rende più lente e meno frenetiche le operazioni, consentendo di riflettere maggiormente sull’inquadratura e sulla composizione. Le foto dell’articolo, però, sono tutte scattate in situazioni occasionali e a mano libera, grazie anche alle leggerezza della fotocamera e dell’unica ottica utilizzata (Fuji 18 – 55 2,8 / 4) Da rilevare una breve nota che riguarda tutti gli obiettivi utilizzati con diaframmi molto chiusi (tipo f22, f32): il fisiologico scadimento di qualità che si ottiene utilizzando i diaframmi a notevoli chiusure, in questo tipo di immagini, è un problema relativo, almeno per quanto concerne l’effetto flare, visto che l’assenza di sole non crea problemi di riflessi parassiti all’interno delle lenti. Settare il sensore sulla sensibilità minore consente di ottenere immagini senza rumore, ma soprattutto ben nitide e con maggior vivacità cromatica, anche se può essere interessante, come effetto creativo, utilizzare sensibilità più alte, per ottenere foto con maggior “effetto grana” o più scialbe, soffuse e con minor contrasto con profili dei soggetti più indefiniti. Anche in questo caso l’effetto dipende dalla quantità di nebbia.

Filtro polarizzatore e post produzione

Anche se può sembrare alquanto strano, in epoca digitale, può essere utile, a volte, un filtro polarizzatore. E’ vero che elimina i riflessi e attenua la foschia (quindi diminuisce anche l’effetto nebbia), ma utilizzandolo sui tele, dal 200mm in su, rende più netto lo stacco dal soggetto principale dallo sfondo. Immaginiamo un singolo albero nella nebbia, attorniato da vaste distese di prati. Il filtro polarizzatore non annulla certo l’effetto nebbia ma rende il profilo dell’albero più netto e il suo colore di un’intensità meno tenue. Tutti effetti ottenibili anche in post produzione, ovviamente, ma un buono scatto in ripresa è sempre migliore di uno molto elaborato via softwere. A proposito di post produzione, è opportuno sottolineare che le modifiche del contrasto possono rendere la foto totalmente diversa da quella di partenza, quasi falsata, soprattutto nelle “regolazioni automatiche” di alcuni programmi. Anche in questo caso consiglierei solo interventi minimi, anche se i gusti personali sono sempre il miglior metro di giudizio.

Bilanciamento del Bianco

Anche per quanto riguarda il bilanciamento del bianco, le regolazioni automatiche delle varie reflex funzionano decisamente bene in questo frangente. In casi particolari, con nebbia fittissima e poco luminosa può essere utile un bilanciamento manuale, per evitare immagini leggermente più scure del dovuto.

Didascalie

Tra i campi. Sullo sfondo, la presenza di uno spazio tra il filare di alberi crea una “discontinuità fotografica” che, dal punto di vista compositivo, è efficace.

 

Il soggetto, l’albero in primo piano, è in centro, contravvenendo alle normali regole di composizione. Lo sfondo è soffuso e aiuta l’occhio dell’osservatore a concentrarsi sul soggetto.

 

La nebbia, di primo mattino, diffonde i raggi del sole, colorando un ambiente grigio e quasi monocromatico

 

La nebbia del mattino, diffonde i raggi del sole, consentendo particolari dominanti cromatiche.

 

Luci del mattino e colori tenui, attenuati dalla nebbia

 

Uno dei tanti canali che si trovano nei campi, tra un paese e l’altro, nelle zone dove vivo. La foto è stata scattata di passaggio, andando ad un appuntamento in redazione, a Milano.

 

Controluce nebbioso. Il sole diffonde i raggi del sole, eliminando il problema del flare, forse l’unico difetto dell’ottimo obiettivo 18-55 2,8 / 4, l’unico che possiedo per la mia Fuji.

 

Il Naviglio Grande, nella nebbia. Messa a fuoco sul primo piano e diaframma aperto, a f 2,8, in modo da diminuire la profondità di campo e accentuare l’effetto nebbia.

 

Il profilo di Bernate Ticino, nel Parco del Ticino. Una delle poche immagini, dell’articolo, “cercate” e scattate appositamente e non durante un trasferimento da un luogo all’altro.

 

12) Il Monte Rosa, sullo sfondo e una leggera nebbia, dovuta all’inversione termica. In questo caso è importante mettere a fuoco il soggetto, sullo sfondo.

 

Il volo è l’elemento più interessante della foto. La grana, evidente anche nella bassa risoluzione del web, è voluta e ottenuta utilizzando Silver Exef Pro 2, dalla suite di google.

 

Articolo, ideato e scritto da Cesare Re

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: