Ma fotografia e montagna vanno d’accordo ? In cima con la Fuji XE 1

In che senso fotografia e montagna vanno d’accordo ? Non è semplice da spiegare. C’è chi si reca in montagna per camminare, scalare, sciare e, nei ritagli di tempo, scatta qualche immagine. Più raramente, invece, ci si muove per sentieri o pareti per fotografare. Il tempo da dedicare, quindi, alla fotografia, durante un’escursione aumenta progressivamente, dilatandosi a seconda dei risultati che si vogliono ottenere.

Quindi, in montagna cosa porti?

Dopo quasi 16 anni di professione e di pubblicazioni di articoli su riviste e di libri posso dire che non c’è una risposta univoca alla domanda posta nel titolo. O meglio, mi viene spontaneo rispondere con un “dipende”, quel dipende che è spesso l’inizio di molte risposte alle domande che mi vengono poste durante i corsi e i workshop di FotoPerCorsi. Sicuramente, fotografia e montagna “possono andare d’accordo”, ma è necessario dedicare molto tempo alle sessioni fotografiche. I tempi dell’escursioni di dilatano notevolmente, le soste si allungano. Per fotografare un paesaggio, da un punto specifico, è necessario trovarsi nel luogo prescelto in un momento specifico, magari con la luce dell’alba o del tramonto.

E’ quindi necessario partire molto presto, o tornare molto tardi. Per fare un’escursione ad un rifugio, è possibile muoversi ad un orario comodo, ma se vogliamo anche fotografare la zona in maniera efficace, ci servirà molto più tempo e diverrà, quindi, indispensabile muoversi con un certo anticipo, calcolando i tempi delle soste, per quanto possibile, e sobbarcandosi il peso dell’attrezzatura ritenuta necessaria. Proprio il peso diventa una delle maggiori discriminanti. Camminare, o scalare, o scendere un ripido pendio con una compatta o con il solo cellulare è un conto. Muoversi con un corredo fotografico completo, invece, richiede uno sforzo fisico molto maggiore. Quando, camminare con una decina di Kg di attrezzatura sulle spalle, diventa piuttosto faticoso. Anche il continuo fermarsi per estrarre, dalla borsa o dallo zaino, ottiche e accessori richiede un certo impegno e non consente di tenere il ritmo della camminata. Nello scorso mese di agosto, ho scalato un paio di cime alpinistiche, sui 3000 metri. Nulla di difficile, ma sempre cime…Per la prima volta, dal 1994, mi sono mosso senza portare la reflex, con relative ottiche. Ho portato solo una mirrorless, una FUJI XE 1, con il 18-55 2,8 / 4. Leggera, poco ingombrante, consente di muoversi quasi come se non ci fosse. Nei passaggi esposti o più ripidi, l’ho riposta nello zaino, senza sentire la consueta sensazione che qualcuno si sia attaccato alla schiena o mi abbia appioppato un grosso macigno di granito sulle spalle. Mi sono sentito anche fisicamente in splendida forma, senza il menhir di Asterix e Obelix addosso. Quindi ? Problema risolto ? Mi muoverò sempre con una mirrorless ? Magari prenderò uno zoom tele per la mia Fuji ? Non so. Sicuramente si o sicuramente no ! O meglio…dipende. La reflex, per me, rimane irrinunciabile, così come il suo corredo di ottiche. Diciamo che, probabilmente, per alcune escursioni o ascensioni, prenderò in considerazione di portare solo la Fuji. Personalmente ritengo che, i due sistemi, reflex e mirrorless, abbiano funzioni diverse, per lo meno per me. Per un reportage per una rivista, o per illustrare un articolo di trekking o una certa località turistica, la reflex, con la sua versatilità, rimane irrinunciabile. Quindi, se lo scopo primario dell’uscita in montagna è la fotografia, non rinuncerò mai ad un corredo reflex completo. Se, invece, il fine ultimo della giornata è la salita di una cima, o una gita tra amici, per la compagnia, ecco che la mirrorless, con la sua leggerezza, diviene molto, molto interessante.
Tra l’altro, dando uno sguardo alla selezione di foto che ho scattato durante la salita, ci sono immagini interessanti, ben scattate (modestamente…o modestia a parte), però ho anche la consapevolezza che, se avessi avuta la D800 o la D810, avrei scattato con più calma, riflettendo maggiormente sui soggetti e, sicuramente, avrei ottenuto risultati migliori. Ovvio, si può riflettere anche usando la mirrorless, ma il mio approccio alla fotografia, evidentemente, cambia se utilizzo la reflex o no, per lo meno per ora. Avrei impiegato, però, molto più tempo per salire e, molto probabilmente, sarei arrivato in cima dopo le nubi che salivano velocemente e costantemente dalla bassa valle. In definitiva, o per lo meno, in questo caso, credo proprio che aver utilizzato la mirrorless, mi abbia consentito di muovermi meglio, più in fretta e, soprattutto, di ammirare il panorama dalla cima, prima che arrivassero le suddette nubi. Non è poco… Oggi la mia Fuji XE 1 non più in produzione, è stata sostituita dalla XE-2 e, successivamente, dalla XE-2 s e ora dalla XE-3, con sicuro miglioramento del mirino. Devo dire, però, che per me non esiste una fotocamera vecchia. Neanche se mi date in mano un banco ottico a lastre, oppure una reflex a pellicola.
Merita due parole, invece, il 18-55, 2,8 / 4, quello utilizzato per le foto che illustrano questo articolo. Non è una semplice ottica di base, tutt’altro. E’ obiettivo molto nitido, inciso e di ottima fattura costruttiva. Risente un pò del controluce, dove appaiono facilmente immagini parassite e qualche flare. Da usare sempre con il paraluce, fornito a corredo. Direi che l’unico suo difetto è proprio questo. In definitiva, però, per un’ascensione alpina di un certo rilievo, devo dire che la mirrorless, con la sua leggerezza, rimane la scelta migliore.

 

Didascalie

1) Alba, verso il fondovalle, verso la Valle dell’Orco. In questo caso, non mi sarebbe dispiaciuto avere una focale più lunga. Lo spazio del cielo non è poco, ma, lavorando per le riviste, so che il cielo “vuoto” viene spesso utilizzato per le didascalie o per scrivere i titoli. Quindi, può andare bene anche così.

2) Mare di Nubi. Funzione panoramica automatica. Niente male.

 

3) Durante la discesa, in corsa contro le nubi. Sempre con Fuji XE 1 e 18-55 …avevo solo quella…per la prima volta, dal 1994, in giro in montagna senza reflex e relative ottiche.

 

4) “Funzione Panorama” della Fuji XE 1. Il Gran Paradiso, dalla vetta della Violetta.

 

5) Panoramica, con “funzione panorama”. Mare di nubi dalla cima, verso la sottostante Valle dell’Orco. Fuji XE 1; 18-55. Interessante anche il “formato panoramico” di “default”. Se volete imparare a fotografare, abbiate mentalità aperta…considerate sempre tutte le possibilità. Non si vive di solo stitching, per la fotografia panoramica, di specializzatissime teste panoramiche. A volte, si possono fare le cose anche con una certa semplicità.

 

6) Non avevo alcun teleobiettivo. Ho scattato questa immagine nell’unico modo possibile, con i soli 55 mm dello zoom della Fuji. Lo definirei un ritratto ambientato. Ovviamente in silhouette. A volte, per ottenere una buona foto, è sufficiente saper utilizzare quello che abbiamo in mano, in quell’istante. Non sempre è necessario fotografare gli animali in primo piano.

 

7) Punta Violetta 3033 m. Dopo la cresta di spartiacque, sulla sinistra, si sale arrampicandosi su rocce e grossi blocchi di pietra. Mettere la mirrorless nello zaino è ben diverso, rispetto a stivarci un intero corredo Nikon 800, o anche solo la reflex, con il Nikkor 24 – 70 che utilizzo come obiettivo normale.

 

Articolo, ideato e scritto da Cesare Re

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: