Recensione: 2 giorni con Hasselblad X1D

Correva l’anno 2008, ero uno studentello di Ingegneria e il mio professore di “Meccanica applicata alle macchine” designato come responsabile dei controlli sulla regolarità delle vetture al “Ferrari Challenger”, Circuito di Vallelunga, riesce ad avere un pass per tutti i suoi studenti. A fine gara, nel Paddock, esclamo: “sarebbe bello poter fare un giro”, riferendomi a una delle Ferrari sotto “controllo”, e lui mi fa “non riusciresti nemmeno a farle percorrere un centimetro. Sali, se ci riesci ti faccio fare un giro”. Aveva ragione, quel giro non l’ho mai fatto.

Nello scorso week-end ho avuto l’opportunità di fare “un giro” con la Ferrari della fotografia. Ho scattato con Hasselblad X1D durante un workshop organizzato da Fowa University e tenuto da Angelo Ferrillo e max&douglas, incentrato sul ritratto ambientato e in studio, e queste sono le mie impressioni dopo 2 giorni di utilizzo.

Sensore_Hasselblad_X1D

Non è certamente la più piccola delle mirrorless, ma considerando l’enorme sensore medio formato (50MP, 44x33mm, rapporto 4/3, crop factor 0,8), mi sento di dire che le dimensioni sono molto contenute. Il grip a mio avviso è meraviglioso, le dita sono tutte dove dovrebbero essere, così come i tasti e le ghiere. Il display è un’unità da 3 pollici, touchscreen.

La costruzione della Hasselblad X1D è di altissimo livello, i materiali restituiscono una sensazione di qualità assoluta. Il corpo è interamente di alluminio satinato e funge da dissipatore di calore per l’accoppiata processore-sensore che in effetti nell’utilizzo prolungato, scalda un po’.

È una macchina senza fronzoli. Non ha funzioni incredibili, aiuti particolari, bracketing, stacking e chi più ne ha più ne metta. Ma ha tutto ciò che serve in fotografia: tempi, diaframmi e ISO.

Forse ho un po’ estremizzato, ma l’impressione che mi ha dato è stata proprio questa. Un ritorno al passato, in cui per fare buone foto dovevi essere consapevole e dovevi conoscere la tecnica fotografica. La verità è che il sottoscritto, nato fotograficamente in pienissima era digitale, si è trovato inizialmente un po’ spaesato, e non nascondo che ci è voluto un po’ di tempo per prendere confidenza con il mezzo.

Nell’era della ricerca dell’autofocus istantaneo, dei super-automatismi, dei 20fps, mi sono ritrovato in mano un sistema da quasi 10.000€ con l’autofocus lentissimo e in un solo punto e una raffica massima di 2,3 fps.

Dopo un inizio disastroso ho iniziato ad adattarmi al sistema. Impostando la messa a fuoco in manuale si hanno varie opzioni, come l’attivazione automatica del focus peaking oppure dello zoom digitale in mirino, ma solo se ruoti la ghiera di messa a fuoco. Inoltre anche in modalità manual focus si può mettere a fuoco automaticamente con un tasto raggiungibile con il pollice, e questa è stata la mia strada, abbinato al focus peaking mi ha permesso di avere il miglior controllo della maf, ovviamente secondo i miei gusti.

Mi sono da subito reso conto di avere tra le mani una macchina fotografica che ti porta a ragionare sullo scatto, come si faceva nell’era analogica, quindi la raffica, in pratica, non serve.

È un sistema che ti permette di avere una qualità di immagine incredibile, mai vista prima. I 14 stop di gamma dinamica permettono effettivamente di recuperare informazioni in scioltezza nei recuperi di ombre e luci. I files raw ad alta qualità hanno un peso di oltre 100Mb con picchi di 110Mb.

X1D_0004

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La nitidezza prodotta dall’accoppiata X1D-90mm è eccezionale. Di seguito un dettaglio ingrandito al 100% di un ritratto che ho effettuato in studio, a una “modella per caso”, Caterina, che lavora nel ristorante “Taverna Santa Chiara” di Nives Monda, che ha messo a disposizione locations e soggetti al centro di “Ritratto di un reportage”.

X1D_100per100

Le ottiche disponibili erano le XCD 30mm e 45mm, entrambe f3,5, e il 90mm f3,2. Potrebbero sembrare nominalmente poco luminose rispetto agli standard ai quali ci hanno abituato altri sistemi in questi anni, ma credo che la scelta sia stata anche imposta dalla pdc veramente minima alle grandi aperture, dettata da un sensore che è molto più grande anche rispetto al Full Frame.

Hasselblad_Ottiche

Se infatti analizziamo l’immagine di seguito, in cui l’intento è quello di dare risalto ai bellissimi capelli di Caterina, ci renderemo conto che sono a fuoco quelli davanti all’occhio a destra dell’immagine, e l’occhio stesso è già abbondantemente fuori fuoco, nonostante avessi chiuso il diaframma ad f4 per avere un po’ di pdc aggiuntiva:

Conclusioni.

L’aneddoto del 2008, mi riporta alle conclusioni. Hasselblad X1D è una fotocamera eccezionale, sopra le righe. In termini qualitativi è al top come da tradizione, ma necessita di un periodo di adattamento. Ad essere sincero dopo 2 giorni credo di non aver raggiunto la piena padronanza del mezzo, ma nonostante ciò mi ha dato delle enormi soddisfazioni. Non è una fotocamera da punta e scatta ma da scatto ragionato, pensato. La cosa che mi sento di dire è che se siete alla ricerca della migliore qualità d’immagine possibile e il budget ve lo permette, questa è la fotocamera per voi e non rimarrete certamente delusi.

E dopo essermi sentito dire da max&douglas “questo è proprio bello” posso affermare che, questa volta, il giro sono riuscito a farlo e con un buon tempo.

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