La pianificazione nella fotografia di paesaggio

Elementi di pianificazione

La pianificazione e la pre-produzione nella fotografia sono elementi essenziali per la buona riuscita di uno shooting fotografico. A ciò non si sottrae ovviamente la fotografia di paesaggio. Una previa conoscenza del territorio, delle sue virtualità compositive, della sua collocazione rispetto al sorgere o tramontare del sole, della luna, della loro angolazione, della posizione della Polare o della Via Lattea (se ci si dedica ai panorami notturni), della conformazione orografica, del movimento delle ombre proiettate dai rilievi ecc…, tutto fa ovviamente la differenza nel momento in cui si andrà a scattare: ci permetterà di dirigerci a colpo sicuro nella posizione più favorevole e virtualmente vincente.

Perchè pianificare

Sappiamo che il tempo concretamente utile per portare a casa gli scatti migliori è sempre risicatissimo, spesso si riduce a pochissimi minuti. In quel breve lasso è necessario farsi trovare pronti a cogliere il maggior numero di spunti fotografici, pensando solo a comporre nel miglior modo possibile, senza perdere momenti preziosi nel preparare l’attrezzatura o capire il punto di fuga prospettico migliore, costretti a guardarsi spasmodicamente intorno nel cercare di individuare dove eventualmente si trovino gli elementi di forza che dovrebbero disporsi nel frame fotografico.

Non entra nel campo della pianificazione stricto sensu, ma diamo per scontato che si abbia comunque a monte anche un’idea di ciò che si vorrebbe raccontare e trasmettere riguardo all’orizzonte che andremo a mettere a fuoco.

Ritrattistica del territorio

Come con una modella è necessario prendere previamente  confidenza ed entrare in un rapporto di sintonia, così dovrebbe avvenire col territorio che si va a ritrarre fotograficamente. Per entrambi vale un’unica motivazione: rendere giustizia al soggetto, ossia rappresentarlo – per quanto è possibile –  nella sua forma e luce migliore.

Fotografia di paesaggio e… di viaggio

La divaricazione fra la fotografia di paesaggio ed il semplice reportage di viaggio sta nel fatto che il secondo rischia molto spesso di cogliere solo la scorza dei luoghi che ritrae, scadendo involontariamente nei soliti cliché usati ed abusati, appena capaci di restituire più che l’interpretazione ragionata di un territorio, il semplice – ed a volte consunto – stereotipo di esso.   Questo succede spesso anche nei cosiddetti ‘viaggi fotografici’, laddove si ritrovano spesso orde di fotografi – l’uno di fianco all’altro – che sgomitano per portarsi a casa fondamentalmente la stessa identica foto.

La perlustrazione

A parte prestigiose eccezioni – come ad esempio Michael Kenna, che ama farsi letteralmente ‘sorprendere’ dai panorami che incontra, per affrontarli senza troppi filtri o precomprensioni – i fotografi di paesaggio sono di norma  soliti perlustrare accuratamente la zona di loro interesse, spesso anche diverso tempo prima dello shooting. Se questo non è possibile, una buona alternativa  è quella di arrivare nella location abbondantemente in anticipo, per acquisire confidenza ed entrare in sintonia con essa. Sia nel primo che nel secondo caso ci verranno in soccorso delle applicazioni (anche per smartphone) e dei siti specifici, utili a non muoverci completamente alla cieca, ma ad avere già una visione generale di ciò che si presenterà davanti ai nostri occhi. Le analizzeremo nel dettaglio fra poco. Ribadiamo prima alcuni punti fermi:

  • Arrivati in loco, un suggerimento sempre valido è quello di non fermare il treppiede nella prima posizione che troviamo interessante: giriamo, camminiamo, proviamo diverse angolazioni e solo dopo aver trovato quelle più valide posiamo il cavalletto. Per chi si dedica alle riprese timelapse questo è ancora più importante: la fotocamera dovrà rimanere diverse ore nella stessa punto: esso va dunque scelto – a maggior ragione – con estrema cura.
  • Creiamo sempre anche un piano B facilmente raggiungibile, nel caso le condizioni climatiche e di luce si facciano sfavorevoli. Può essere una location vicina, come anche un punto di ripresa scartato in precedenza ma che potrebbe rivelarsi capace di salvarci la giornata.
  • La scelta del giorno o del momento giusto per una sessione di scatti all’aperto dipenderà ovviamente anche da un’accurata valutazione delle condizioni meteorologiche, climatiche e di luce che si prospettano nel luogo scelto. E’ possibile avere delle buone approssimazioni di quel che potremo trovare, ma l’ultima parola spetta sempre a Madre Natura, nella sua mutevolezza ed imprevedibilità e… dunque anche alla solita buona dose di fortuna.

Gli strumenti del mestiere

Di seguito le app fondamentali che potranno esserci utili per la pianificazione delle nostre escursioni fotografiche:

fotografia Google Earth pianificare

Google Earth. Un must per capire morfologia e conformazione del territorio, assieme alla collocazione rispetto ai punti cardinali.  Nella sua versione 3d, ed arricchito di vari plugins, diventa una piattaforma potente e versatile non solo per previsualizzare la location, ma anche per individuare dei photopoint da raggiungere e testare poi in fase di perlustrazione e scatto.

Stellarium mobile app

Stellarium. App gratuita e davvero stellare! Ci permette di controllare, simulare lo scorrere del tempo e con esso la disposizione precisa del cielo sui punti cardinali, verificando posizione e orari del sorgere del sole, della luna, della Via Lattea ecc…

 

TPE The Photographer Ephemeris

TPE – The Photographer’e Ephemeris. Questa app – disponibile per smartphone e desktop –  ci permette d’impostare qualsiasi location e visualizzare le linee precise della traiettoria/posizione di sole e luna in qualsiasi orario, avendo segnati con diversi colori il loro sorgere e tramontare. Essendo speculare a Google Maps, vi è anche la possibilità – nel caso vi fossero – di potersi immergere nei virtual tours che altri utenti hanno potuto inserire nei photopoint.

Ci sono poi diverse app, apposite per smartphone, come Sun Surveyor   ed altre che concentrano in un’unica interfaccia tutte le funzioni che possono esserci utili, dalla pianificazione, ai calcoli dell’esposizione con filtri ND, alle visualizzazioni della volta celeste in versione live sulla scena che abbiamo davanti ecc…. .

Una delle migliori è certamente Photopills, che ci da l’opportunità – attraverso la realtà aumentata – di previsualizzare la composizione migliore e la posizione tracciata di ogni elemento astronomico.

Photopills

Per quanto riguarda invece mappe e percorsi da trekking il più completo rimane Wikiloc , una risorsa inestimabile per chiunque voglia esplorare in sicurezza – e da punti spesso meno battuti – qualsiasi location che sia stata previamente ‘mappata’.

Il Meteo ed…i gradienti.

Ovviamente è anche necessario consultare un buon sito o app meteo, dove poter verificare in anticipo non solo il tempo ma anche la direzione del vento, l’umidità, la presenza di nuvole ecc… Uno di questi è Meteo Earth, che fornisce una modellazione intuitiva delle previsioni per le 24 ore. Consultiamo anche altri siti attendibili e di comprovata serietà.

Last but not least, vi è anche la possibilità di prevedere a grandi linee ciò che per un fotografo è essenziale: la qualità della luce, il suo colore o ‘calore’ all’alba o al tramonto. Un sito che fornisce questo tipo di modellazione è SunsetWX, il quale  – grazie a particolari algoritmi che misurano forma e consistenza delle nuvole – ci da un’indicazione che varia dai gradienti più caldi (massimo colore) a quelli più freddi (cielo completamente coperto).

SunsetWX

Pianificazione e dintorni

Possiamo chiudere con alcuni ulteriori suggerimenti:

  • Prima di visitare una location cerchiamo con il motore immagini di Google le foto che la ritraggono: scorriamo più immagini possibili, in modo da individuare i cliché ed i punti di ripresa maggiormente inflazionati, sia per trovarli (se non vogliamo discostarci troppo dall’immaginario di quel luogo) sia per evitarli e darci la possibilità di ricercare punti di ripresa più originali e meno battuti.
  • Torniamo più volte nello stesso posto, in stagioni diverse, cerchiamo di comprendere il ritmo che la natura segue, nel farsi altro dell’identico che il tempo concede a ciascun panorama.
  • Non sottovalutiamo i luoghi vicini a casa, quelli che siamo abituati – per un’eccessiva frequentazione – a non cogliere più con quello sguardo pregno di meraviglia ed attenzione di chi magari vi passa per la prima volta.
  • Impariamo a contemplare e godere del paesaggio, ad entrare in sintonia con la sua bellezza, anche a costo di spegnere la fotocamera per un po’, così da poterlo imprimere nella nostra memoria e nel nostro cuore, non solo nella sd-card.
  • Ogni tanto non esimiamoci di riprendere anche il brutto: documentiamolo, registriamo le trasformazioni a volte in peggio degli scorci deturpati dall’intervento umano, spesso sconsiderato ed irrispettoso. Ricordiamoci – come ha ben scritto Marco Belpoliti – che grazie al Viaggio in Italia, pianificato e curato dal grande Luigi Ghirri assieme a Gianni Leone ed Enzo Velati nel 1984, la fotografia di paesaggio ha svolto anche un’importantissima funzione sociale: quella di cambiare una volta per tutte l’immaginario collettivo del ‘Bel Paese’, fino ad allora ancorato alle familiari e rassicuranti vedute  da Catalogo Alinari, tanto belle quanto incapaci di raccontare le mutazioni sociali ed economiche che lasciavano il loro segno indelebile nel territorio, cambiando quei panorami ‘da cartolina’ in qualcosa di molto meno idilliaco ed armonioso.

La pianificazione, più che essere un mero esercizio tecnico per la riuscita di uno scatto, dovrebbe darci gli strumenti per raccontare al meglio un territorio, per mostrarlo certamente nella sua luce migliore, ma anche in quella più vera.

Vedere oltre il dito

Potremmo usare – per concludere –  le parole di Wittgenstein: come una scala da usare per salire più in alto e poi gettare via, come un dito puntato per andare oltre lo stesso dito:  ricerca,  pianificazione e perlustrazione sono strumenti che valgono in proporzione a ciò che  ci consentono di ottenere: strumenti mai fine a se stessi, che vanno trascesi nel momento stesso dello scatto, che non devono mai sostituirsi ma integrarsi alla capacità sempre vigile di carpire l’attimo, all’intuito di farsi trovare nel luogo giusto al momento giusto, di lasciarsi anche sorprendere, muniti di quel briciolo di fortuna che troverà il terreno spianato dal giusto lavoro di preparazione effettuato a monte e dalla giusta sintonia instaurata col territorio.

 

Articolo, ideato e scritto da Mauro Mendula

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