Intervista a Marco Tortato: La fotografia “Oltre” lo specchio

Marco “Yorick”, fotografo professionista allievo e seguace del celebre Harry De Zitter, ha collaborato e collabora con Fotografi di fama mondiale. Scrittore, musicista e compositore, ha l’Arte nel suo dna e le sue foto lo dimostrano! Il suo modo di scattare, comporre, saper leggere la luce, va semplicemente “Oltre le regole”!

Noi di MondoMirrorless incuriositi su alcuni aspetti che non sono correlati direttamente allo strumento fotografico, abbiamo deciso di fare qualche domanda a Marco. Non abbiamo resistito però a fare qualche domandina sulle Mirrorless 🙂

Vi lascio qui tutti i riferimenti di Marco: Sito, Pagina FB

Come è andata con la tua prima macchina fotografica?

Mah difficile da dire, perché per me la fotografia non è nata proprio come passione. Prima di pensare alla fotografia come qualcosa che avrebbe fatto parte della mia vita in maniera importante, le mie ambizioni erano quelle di diventare un musicista. E la musica era un impegno totalizzante. Avevo una Konica/Minolta digitale nei primi anni 2000, ma era la fotocamera per le foto di famiglia e delle vacanze, nessuna pretesa oltre quelle. Poi un giorno, del tutto inaspettatamente, qualcuno mi disse, “Hey Marco, you have to do this seriously”, parlando delle foto che facevo durante le ferie… e da lì qualcosa è “scattato” … la mia prima reflex fu una Canon Eos 350D.

Secondo te, un fotografo quando si può ritenere un’artista?

Bisognerebbe prima definire cosa si intenda per “artista”. Quando mio padre guardando qualche mia foto mi dice che sono proprio un artista, credo che intenda qualcosa di differente rispetto all’idea che ha generato la tua domanda. Purtroppo, è difficile comunque trovare una definizione di artista che metta tutti d’accordo, in particolare in campo fotografico, in cui significati e generi si intrecciano in maniera complessa e con scopi diversi. Può un cronachista essere un’artista? Se pensiamo all’intento e all’eventuale uso delle sue fotografie probabilmente la risposta e no. Abbiamo visto però come molti reporter, fotogiornalisti sono diventati e tuttora considerati artisti; da una parte un po’ come intende mio padre, perché fanno fotografie che “colpiscono” (odio questo termine) e stimolano, dall’altra perché ad un certo punto le loro fotografie hanno iniziato ad essere vendute come opere d’arte. Tendo ad essere un possibilista, evitando di dare definizioni assolute in campo fotografico, perché l’evoluzione di questa disciplina e del suo linguaggio non si sa mai dove possa portare, e ciò che vale oggi sempre più spesso vedo, domani non vale più, o vale diversamente. Infine, possiamo parlare di chi ha scelto la fotografia come mezzo di espressione artistica, ma ancora una volta oggi l’arte contemporanea è tante cose, contaminazioni, pensiero, denuncia… quindi, per rispondere alla tua domanda: ci sono varie strade e varie definizione di artista. Qualcuno lo diventa per meriti, ma non per intento iniziale del proprio lavoro, qualcuno invece per scelta presa con consapevolezza.

Il tuo genere fotografico preferito?

Sicuramente il ritratto.

Cosa prevale in uno scatto? La tecnica, il sapere leggere una scena, l’attimo giusto?

Dipende dal tipo di scatto di cui stiamo parlando. Le componenti direi che sono le stesse, ma hanno un mix diverso a seconda del genere e del tipo di fotografia che stai eseguendo. In generale un bravo fotografo deve secondo me avere alcune competenze che spesso vengono sottovalutate:

  1. Spessore. Un fotografo di spessore farà fotografie di spessore, un fotografo superficiale ne farà invece di superficiali.
  2. Capacità di comunicazione e comprensione dei meccanismi della comunicazione. Ogni fotografia è un atto di comunicazione, e per questo più comprendiamo come questa funziona, meglio è.
  3.  Sensibilità. Saper sentire il mondo, percepirlo, andando oltre la superficie, la forma e l’estetica.
  4.  Curiosità. Tutto il resto, soprattutto gli aspetti tecnici, servono a poco, se non sei capace di usare la fotografia per raccontare con spessore cose interessanti.

Cosa porti solitamente nella tua borsa fotografica?

Anche qui dipende molto dal tipo di lavoro. In generale, uso Fujifilm e quindi X-T2, X-T20, e X-E3 come fotocamere che preferisco, a cui abbino una X-T1, X-E2 e X-100 in situazioni particolari. Prediligo lenti fisse, quindi 16, 23, 35, 56 mm e se scatto prodotto il 60 macro, oppure se serve passo alla medio formato GFX50s con le sue ottiche dedicate. Non manca mai però un quadernino per appunti, un libro, e un Manfrotto Table Tripod 709B.

Cosa vuoi fare da grande 🙂 ?

Il papà. Ho un bimbo di 6 mesi ora, e spero davvero di crescere un questo ruolo e di diventare un babbo di cui andare orgogliosi.

Il grande Henri Cartier Bresson diceva: “Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore”; Secondo te, cosa prevale in uno scatto? e perchè?

Ho commentato questa frase di HCB in un post di qualche tempo fa qui.  cito: “Questa frase dovrebbe essere l’incipit di ogni manuale di fotografia. Non solo dà il giusto peso all’influenza dello “strumento” fotocamera al risultato finale dello scatto, ma allo stesso tempo toglie ogni dubbio sul fatto che per fare foto non serve solo cuore/istinto, ma anche occhio e soprattutto testa.” In uno scatto deve prevalere la consapevolezza di ciò che si sta facendo, che sia essa completamente razionale, o frutto di un’esperienza tale da trasformare la nostra reazione a qualcosa di apparentemente istintivo. Deve prevalere l’idea che ciò che sto per raccontare è frutto di una sinergia tra sentire e modo di trasmetterlo, che solo la mia parte razionale può aiutarmi a farlo. Di fatto Augusto Pieroni nel suo “Leggere la Fotografia” dice chiaramente che l’emotività non sempre porta a buoni risultati, e gli stessi poeti romantici inglesi dei primi dell’800, i baluardi dell’emozione dicono: «la poesia è lo spontaneo straripamento di potenti sensazioni: prende origine dall’emozione ricondotta nella tranquillità» (William Wordsworth) Ciò significa che anche se la poesia è espressione di emozioni, queste prendono forma poetica solo nella memoria ricondotta in
situazione di tranquillità, quando il poeta può anche attingere alla propria parte razionale/intellettuale, per trasformare quelle emozioni in versi. Secondo me, lo stesso vale in fotografia, purtroppo con i tempi ristretti che però ci concede la fotografia.

Secondo te, l’attrezzatura e la continua evoluzione della tecnologia nel campo fotografico quanto aiuta un fotografo professionista?

Professionista o no, la tecnologia può essere d’aiuto. Si pensi ai costi e ai tempi della pellicola. Oggi sarebbe impensabile lavorare esclusivamente in quel modo. Oltre a questo… che dire, sono uno che pensa che il mezzo non faccia la fotografia, e che sia di fatto l’uso che si fa dello strumento, e la capacità comunicativa del fotografo a fare la differenza.

Usavi Reflex ed adesso usi Mirrorless, qual’è il tuo punto di vista sulle ML?

Una fotocamera che mi fa fare quello che facevo prima, con meno peso, e anche più velocemente in alcuni casi, credo sia qualcosa da prendere in considerazione sempre e comunque. Le Fujifilm, oltre ad avere una qualità di immagine che secondo me è inimitabile, hanno un mirino incredibile, e la cosa più importante è che dentro a quel mirino ho un sacco di informazioni utili per effettuare lo scatto lasciandomi tutto lo spazio mentale libero per pensare alla “fotografia” e non agli aspetti tecnici. Per
esempio, la presenza dell’istogramma live, che mi aiuta a trovare sempre l’esposizione perfetta, senza dover mai riguardare la foto dopo lo scatto. Al momento per me rimane una scelta vincente. Difficile che ci sia un ritorno alle Reflex, che ho venduto tutte quasi un anno fa oramai, dopo averle lasciate ferme per lunghissimo tempo.

Qualche scatto di Marco

Grazie Marco!

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